Riciclo del packaging alimentare: dove va a finire la confezione che consegni
- Riciclabile, riciclato, compostabile o biodegradabile: che differenza c’è?
- Dove si butta ogni confezione che passa dal banco?
- Cosa chiede l’Europa sulla riciclabilità degli imballaggi?
- Cosa puoi scrivere sulla confezione, e cosa no?
- Con Unica scegli la confezione e il suo riciclo insieme
Il tuo cliente torna a casa con le tue confezioni e non sa dove smaltirle. Nel riciclo del packaging alimentare, lo smaltimento è un passaggio fondamentale: se la dicitura non è chiara, la confezione rischia di non essere riciclata.
Questo articolo sul riciclo del packaging alimentare mette in fila quello che serve sapere: cosa significano le diciture in etichetta, dove va ogni confezione, che cosa chiede l’Europa sulla riciclabilità e come scegliere con Unica confezioni che i tuoi clienti possano buttare senza dubbi.
Riciclabile, riciclato, compostabile o biodegradabile: che differenza c’è?
Sulle confezioni queste parole si trovano spesso vicine e vengono scambiate l’una per l’altra. Possono sembrare simili, ma in realtà cambiano il cestino in cui il cliente deve buttare l’imballaggio.
| Dicitura | Cosa vuol dire | Dove si butta |
|---|---|---|
| Riciclabile | Il materiale può essere recuperato, se viene differenziato bene | Nella raccolta relativa, secondo le regole del comune |
| Riciclato | È fatto in tutto o in parte con materiale già usato | Come il materiale di cui è fatto: la dicitura non cambia il bidone |
| Compostabile | Ha la certificazione UNI EN 13432 e negli impianti diventa compost | Nell’organico (umido), se riporta il marchio |
| Biodegradabile | Si decompone, ma senza i requisiti del compostabile | Non nell’umido: segue l’indicazione in etichetta |
La differenza che crea più errori è l’ultima. In Italia un imballaggio può andare nell’organico solo se riporta la certificazione di compostabilità secondo la norma UNI EN 13432, per esempio con il marchio Compostabile CIC. Senza quel marchio, anche un bicchiere definito “biodegradabile” resta fuori dall’umido.
Dove si butta ogni confezione che passa dal banco?
Questa tabella riguarda le confezioni che passano ogni giorno in un forno o in una pasticceria. La regola è una: guarda il materiale e guarda se è pulito.
| Confezione | Dove va | Da sapere |
|---|---|---|
| Scatole per pasticceria e vassoi di cartone | Carta e cartone | La finestra trasparente non impedisce di buttarle con la carta: secondo Comieco si separa in cartiera |
| Sacchetto o shopper di carta | Carta e cartone | Va bene se è pulito; con unto o residui di cibo si separano le parti |
| Cartone della pizza | Carta, se è pulito | Con residui di cibo si separano le parti (vedi sotto) |
| Carta oleata e carta da forno | Indifferenziato | Sembrano carta ma non lo sono; la carta da forno non è riciclabile, pulita o sporca che sia |
| Scontrino | Non nella carta | È carta termica e crea problemi al riciclo; va nell’indifferenziato |
| Piatti e bicchieri compostabili | Organico (umido) | Solo con il marchio di compostabilità in vista; con residui di cibo vanno nell’umido insieme agli scarti |
| Vaschetta o film in plastica | Plastica | L’etichetta ambientale indica la raccolta giusta |
Il cartone della pizza è il caso che crea più dubbi. Se è pulito va nella carta, come un normale cartone da imballaggio. Se ha residui di cibo, Comieco consiglia di separare le parti: i resti nell’umido, il coperchio pulito nella carta, la parte sporca nell’indifferenziato, oppure nell’umido se il cartone è certificato compostabile. Il Comune può dare indicazioni diverse, quindi per i clienti conta prima di tutto l’etichetta e poi il calendario del gestore locale.
Se personalizzi le confezioni con Uni Print, puoi aggiungere accanto al logo una frase breve sulla raccolta, per esempio “Cartone pulito: nella carta”. CONAI incoraggia queste indicazioni volontarie, che si affiancano a quelle obbligatorie senza sostituirle.
Cosa chiede l’Europa sulla riciclabilità degli imballaggi?
Il PPWR, il Regolamento (UE) 2025/40, è applicabile dal 12 agosto 2026 e parte da un principio: gli imballaggi vanno progettati per essere riciclati. Trovi un riepilogo delle date salienti nell’articolo sulle scadenze del packaging fino al 2030; qui affrontiamo cosa cambia nella scelta dei materiali.
Per misurare la riciclabilità il regolamento introduce le classi A, B e C. Dal 1 gennaio 2030 non potranno più essere venduti gli imballaggi sotto la classe C, e dal 2038 resteranno ammesse solo la A e la B. I criteri tecnici con cui si assegna la classe devono ancora essere definiti dalla Commissione europea, entro il 1 gennaio 2028.
Nella pratica, un imballaggio fatto con un solo materiale si seleziona e si ricicla più facilmente di uno che ne unisce diversi. Il sistema CONAI si muove già in questa direzione: per gli imballaggi compositi a prevalenza carta è previsto un contributo aggiuntivo che dipende da quanta carta contengono, e dal luglio 2025 le fasce sono otto. Anche il contributo sulla plastica è cambiato il 1 ottobre 2026 e tiene conto di quanto l’imballaggio è riciclabile. Sono costi che si riflettono sul prezzo di quello che compri, quindi il materiale conta due volte: per dove finisce e per quanto costa.
Cosa puoi scrivere sulla confezione, e cosa no?
Dal 27 settembre 2026 si applicano le nuove regole contro il greenwashing, in Italia il D.Lgs. 30/2026. Scritte generiche come “green” o “ecologico” sono ammesse solo quando si possono dimostrare prestazioni ambientali di eccellenza riconosciuta. Sono più sicure le indicazioni precise e verificabili, come il materiale, la certificazione FSC o PEFC e la raccolta in cui va il pezzo.
Se vuoi dichiarare qualcosa di più specifico, per esempio che la scatola è riciclabile con la carta, ti serve una base documentale. Per questo ti forniamo la documentazione tecnica che riceviamo dai produttori.
Con Unica scegli la confezione e il suo riciclo insieme
Unica sceglie gli imballaggi dai produttori e li consegna alla tua attività, quindi il punto in cui possiamo incidere di più è la scelta del materiale. Nel catalogo trovi soluzioni in carta e cartone per il food e per la pasticceria e gelateria. Tra gli articoli monouso ci sono anche piatti e bicchieri compostabili, utili a chi lavora con bar e locali Ho.Re.Ca..
Acquistiamo prodotti con certificazioni ambientali come FSC e PEFC, che garantiscono fibre ricavate da foreste gestite in modo responsabile e tracciabile. Specificano da dove arriva il materiale ma non dove va buttato, per questo gli imballaggi che ti forniamo arrivano già etichettati a norma. E se devi scegliere tra due articoli, possiamo indicarti quello più facile da riciclare e quello che paga meno contributo CONAI.
Sul sito trovi l’impegno di Unica per l’ambiente e tutte le nostre certificazioni. Se vuoi sapere come controlliamo la filiera prima della consegna, c’è l’articolo sul PPWR. Per capire quale confezione fa al caso tuo, scrivici dal form contatti: ti rispondiamo entro 24 ore.
FAQ - Domande frequenti
Se è pulito, sì. Se ha residui di cibo, i resti vanno nell’umido, il coperchio pulito nella carta e la parte sporca nell’indifferenziato, oppure nell’umido se il cartone è certificato compostabile. Controlla anche le regole del tuo Comune.
No. Un materiale compostabile è anche biodegradabile, ma non vale il contrario. Nell’organico va solo ciò che riporta la certificazione di compostabilità secondo la norma UNI EN 13432, per esempio con il marchio Compostabile CIC.
Nell’indifferenziato, pulita o sporca. Secondo Comieco non è riciclabile, e questo vale anche se è biodegradabile. Esistono fogli compostabili certificati, che vanno nell’umido dove l’etichetta lo indica.
Dal 27 settembre 2026 le scritte generiche di questo tipo sono ammesse solo se puoi dimostrare prestazioni ambientali di eccellenza riconosciuta. Meglio indicare cose precise e documentabili, come il materiale o la certificazione FSC. Se hai un dubbio su una frase, chiedici i documenti del prodotto.
Dal 1 gennaio 2030 non si potranno più vendere gli imballaggi sotto la classe C di riciclabilità. I criteri per assegnare le classi li deve ancora definire la Commissione europea, entro il 1 gennaio 2028, e se arrivano in ritardo la data può spostarsi.